Piano casa ETS

Piano Casa: il ruolo del Terzo Settore nei nuovi servizi dell’abitare

Celeste Infantino
30/07/2026
Piano casa ETS

Con la legge 2 luglio 2026, n. 116, in vigore dal 4 luglio, è stato convertito il decreto-legge sul Piano Casa. Il provvedimento non si limita ad ampliare l’offerta di alloggi accessibili, ma promuove modelli di edilizia integrata nei quali abitazione, servizi e relazioni di comunità devono essere progettati insieme. Tra i destinatari figurano giovani, studenti e lavoratori fuori sede, giovani coppie, genitori separati e persone anziane coinvolte in esperienze di senior cohousing o coabitazione intergenerazionale.

Gli ETS entrano nella progettazione dei servizi

La novità più interessante riguarda il coinvolgimento delle reti e degli Enti del Terzo Settore operanti in ambito sociosanitario e di comunità.

La legge prevede che, nella definizione dei servizi pubblici a supporto degli insediamenti, tali soggetti siano sentiti, ove presenti sul territorio. Inoltre, per la componente di edilizia convenzionata, devono essere previsti spazi e servizi di prossimità, anche comuni, funzionali alla coesione sociale e al benessere dei residenti.

Si apre quindi uno spazio concreto per gli ETS nella lettura dei bisogni e nella costruzione di servizi quali:

  • accompagnamento all’abitare e mediazione di comunità;
  • portierato sociale e orientamento ai servizi;
  • sostegno alle persone anziane e contrasto alla solitudine;
  • inclusione delle persone con disabilità;
  • attività educative, culturali e intergenerazionali;
  • gestione e animazione degli spazi comuni.

Una quota compresa tra il 5% e il 15% della superficie utile complessiva potrà inoltre essere destinata, mediante convenzioni a canone calmierato, a servizi di quartiere, coworking, microimprese, commercio di prossimità e altre attività utili alla comunità residente. Anche questi spazi possono rappresentare un’opportunità per cooperative sociali, associazioni, fondazioni e imprese sociali.

Consultazione sì, affidamento automatico no

La previsione secondo cui gli ETS devono essere “sentiti” riconosce loro un ruolo nella definizione dei servizi, ma non comporta automaticamente l’affidamento della gestione, l’assegnazione di locali o il riconoscimento di finanziamenti.

L’attivazione concreta dovrà avvenire attraverso lo strumento più appropriato: affidamento, concessione, convenzione o, quando ne ricorrono i presupposti, co-programmazione e co-progettazione ai sensi dell’art. 55 del Codice del Terzo Settore. Questi istituti consentono alla pubblica amministrazione di coinvolgere attivamente gli ETS nell’individuazione dei bisogni e nella definizione e realizzazione degli interventi.

Come prepararsi alle nuove opportunità

Gli enti interessati dovrebbero iniziare sin d’ora a:

  • verificare la coerenza delle attività proposte con lo statuto;
  • mappare i servizi e le competenze già disponibili;
  • costruire reti con Comuni, cooperative di abitanti, fondazioni, operatori immobiliari e altri ETS;
  • predisporre proposte che indichino attività, personale, costi, risultati attesi e sostenibilità nel tempo;
  • monitorare gli atti attuativi, le convenzioni comunali e gli eventuali avvisi territoriali.

Il valore del Terzo Settore sarà tanto maggiore quanto prima potrà partecipare alla progettazione: non soltanto come gestore finale di un servizio, ma come soggetto capace di integrare abitazione, welfare, salute e comunità.

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